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I grandi Maestri – 100 anni di fotografia Leica in mostra a Roma

 

Ultimi giorni per visitare a Roma, presso il complesso del Vittoriano, la mostra ” I grandi maestri-100 anni di fotografia Leica”. (Articolo di Stefania Marcelli)

La mostra è stata organizzata con un intento celebrativo della Leica, ovvero della prima macchina fotografica compatta con pellicola cinematografica 35 mm perforata.
Il primo prototipo funzionante (Ur-Leica) venne completato nel 1914, da una intuizione dell’ingegnere tedesco Oskar Barnack.
 

Barnack era un appassionato fotografo amatoriale che, avvertiti tutti i limiti della pesante ed inflessibile macchina a lastre 13×18, ebbe a costruirsi nel tempo libero un prototipo di quella che sarebbe stata la Leica, ovvero la piccola, maneggevole macchina a pellicola capace di mandare in soffitta di lì a poco l’ingombrante e limitativa macchina a soffietto.

Leica1_BarnackLa nascita della Leica però, come illustra la mostra, non rappresentò solo la nascita di un nuovo tipo di apparecchio; la Leica per le sue caratteristiche di  piccola e maneggevole fotocamera, adatta a scattare fotografie in rapida sequenza, legava alla sua avventurosa e appassionante storia di crescita, la storia evolutiva della moderna fotografia declinata in tutti i suoi generi.

Grazie alla Leica, leggera e discreta ci si apriva ad un nuovo universo fotografico; fotografare da un aereo o da un treno in corsa diveniva possibile.
Il suo scatto rapido e in sequenza consentiva inoltre, di non essere più solo osservatori distaccati, ma di divenire parte dell’azione.

Leica3-Barnack2Nasceva dunque con essa, una nuova grammatica delle immagini e come sostiene il fotografo e saggista americano Leo Rubinfien: “Dopo la Leica, niente è stato più come prima”.

La mostra ci illustra il ventaglio di possibilità espressive che la piccola, ergonomica, silenziosa e discreta Leica ha aperto alla street photography, al fotogiornalismo, ma anche alla fotografia creativa e persino a quella di moda. Da subito la storia della fotografia del novecento si è intrecciata e si è evoluta fittamente con quella della Leica.

I fotografi, in vari settori, l’hanno usata  per le loro sperimentazioni sul campo con tutto l’approccio nuovo che la Leica consentiva e nello stesso tempo stimolavano con le esigenze partorite dalle loro intuizioni creative, la ricerca industriale.

La rivoluzione prodotta dalla  piccola Leica nel campo della fotografia è rilevante: difficile qui da riportare nelle sue proporzioni, ma molto ben illustrata e testimoniata nella mostra al Vittoriano. 
Si ricordi solo che la Leica ha stimolato migrazioni dal campo della pittura a quello della fotografia, regalandoci un Cartier-Bresson o un Rodčenko, è stata uno stimolo per avanguardie e gruppi di sperimentazione, come la “Neues Sehen” in Germania o “la fotografia umanista” in Francia. E’ stata maneggevole strumento per tanta fotografia d’autore, come quella di Renè Burri, di Bruce Davidson o di Robert Frank. 

E tanto ancora si potrebbe citare. 

Si trovano al Vittoriano, testimoni di questa avventura iniziata un secolo fa; nomi come Sebastião Salgado, Elliott Erwitt, Gianni Berengo Gardin, Nick Út, solo per ricordarne qualcuno e a caso. 

E peccato che non si possano far testimoniare i tanti anonimi appassionati fotografi, che in tutto il mondo, con la Leica, già a partire dagli anni ’20 (come rileva  al tempo il Photo-Freund Jahrbuch “…americani, francesi, tedeschi… ci si imbatte in loro…ovunque ci sia qualcosa da fotografare”), hanno avuto accesso agevolato alla fotografia in un processo che chiamerei di “democratizzazione della fotografia“, una conquista di carattere culturale che pure la Leica può annoverare tra i suoi meriti .

La mostra è visitabile fino a domenica 18 febbraio. Da non perdere!

 

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