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LA RISERVA SENTINA: UN MIRACOLO DI 180 ETTARI

Quando si pensa alla città di San Benedetto del Tronto, nella nostra mente visualizziamo subito le spiagge, il noto lungomare con le sue palme maestose e l’antica tradizione marinara.

Giovanni Piccinini – La prateria salata in autunno
Giovanni Piccinini – La prateria salata in autunno

In realtà questa città custodisce un tesoro nascosto, mantenuto nell’ombra per decenni a causa del degrado e degli scempi causati dall’uomo, ma recentemente riscoperto in tutta la sua bellezza anche grazie ad efficaci interventi di ripristino ambientale.
Si tratta di un piccolo lembo di territorio costiero, ampio circa 180 ettari, chiamato “Sentina”, memoria di come un tempo si presentava il paesaggio litoraneo adriatico, con accumuli dunali, praterie salate e stagni retrodunali.
Il passato recente di quest’area è stato molto travagliato: le bonifiche idrauliche si sono susseguite dall’inizio del secolo e sono culminate, tra gli anni ’70 e ’80, con l’utilizzo delle zone umide residue come discarica abusiva di inerti del settore edile!
Insomma, si tratta di una triste storia che accomuna molte aree palustri costiere italiane, ma questa volta con un lieto fine. Anzi un vero e proprio miracolo!
Nonostante le devastazioni antropiche, la Sentina ha mantenuto il suo ruolo fondamentale per l’avifauna migratoria, rappresentando la più consistente zona umida costiera in oltre 400 km di costa tra i laghi del Gargano e le paludi Romagnole. Circa 180 specie di uccelli sono state qui censite e ben 400 piante, di cui il 10% di notevole interesse conservazionistico.

Sandro Vittori – La zona umida
Sandro Vittori – La zona umida

Dal 2004, grazie alla battaglia di numerose associazioni locali, questa area è stata riconosciuta come Riserva Naturale Regionale, permettendo l’avvio di un percorso virtuoso che ha portato questa zona a diventare il fiore all’occhiello della città e del suo comprensorio.
Lo strumento che ha permesso tutto ciò è stato un progetto Life+ finanziato dall’Unione Europea. Il progetto, denominato Re.S.C.We. (Restoration of Sentina Coastal Wetland – Ripristino della zona umida della Sentina), durante i 30 mesi del suo svolgimento ha consentito la creazione di oltre 3 ettari di zone umide eterogenee e di un sistema sostenibile di fruizione delle stesse.
I risultati sono stati pressochè immediati; si sono ripetuti avvistamenti di Gru, Cavalieri d’Italia, Garzette, Falchi di palude, Aironi e Anatidi che hanno iniziato a frequentare abitualmente l’area come non si registrava ormai da anni.

 

Silvio Marini – Cavalieri d'Italia
Silvio Marini – Cavalieri d’Italia

In seguito ai ripristini ambientali, la Riserva ha poi avviato un ambizioso progetto di reintroduzione faunistica e floristica. E’ infatti in atto la reintroduzione della Tartaruga palustre europea (Emys orbicularis) e di ben 4 specie di piante precedentemente estinte: il Limonio (Limonium narbonense), l’Artemisia (Artemisia caerulescens), la Plantaggine di Cornut (Plantago cornuti) e la Canna di Ravenna (Erianthus ravennae).
Ancora c’è molta strada da fare, ma senza dubbio la Riserva Sentina rappresenta un piccolo ma significativo miracolo che ci permette di guardare con maggiore fiducia alla conservazione delle zone umide italiane.

 

Chi è Stefano Chelli

Stefano Chelli è laureato in Scienze Naturali e collabora da anni con la Riserva Naturale Regionale Sentina dove coordina le attività progettuali e i monitoraggi scientifici. In particolare ha partecipato alla scrittura del progetto Life+ di ripristino della zona umida e ha supportato l'amministrazione comunale nella implementazione dello stesso.

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