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Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini: il Paesaggio che non ti aspetti.

Per fotografare un bel paesaggio non per forza bisogna andare in questi luoghi così lontani dalla quotidianità.  Non penso che questo sia il giusto modo di raccontare la natura. Un luogo va amato e rispettato in primis, bisogna entrarci in empatia. Ormai si pensa solo a riportare lo scatto della vita, per pavoneggiarsi sui social e farsi sentir dire bravo. Penso che questo non porti nulla di buono alla fotografia. Si è arrivati al punto che sono pochi, i fotografi che vogliono raccontare veramente una storia. Avrei potuto anche io prendere il primo volo e partire per una di queste mete, poi riflettendo attentamente mi son detto: “Perché non cercare qualcosa di diverso? Qualcosa che pochi o nessuno ha ancora fatto?”.

Dalla finestra di casa mia ogni giorno vedevo quei bellissimi tramonti, incendiare le cime più alte dei monti all’orizzonte, con dei colori pazzeschi ed è nata in me la voglia di esplorare quelle montagne. E allora scarpe da trekking ai piedi e zaino in spalla ho cominciato ad esplorare questo che per me era un nuovo mondo. Sto parlando del Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini situato al confine tra Lazio e Abruzzo nell’Appennino centrale, un parco incastonato tra quello Nazionale del Gran Sasso e  del Sirente-Velino. Il parco dei Simbruini è contraddistinto da immense faggete, tra le più grandi d’Europa, e paesaggi di alta quota (certo non siamo ai livelli del vicino Parco del Gran Sasso che ,con i suoi quasi 3000 metri di altezza del Corno Grande, è il Re incontrastato di tutto l’Appennino centrale) caratterizzati prevalentemente da roccia carsica. La montagna più alta è il Monte Viglio che, con i suoi 2156 metri di altezza massima, regna sovrano su tutto il parco.

Le sensazioni provate girovagando fra i sentieri del parco e vedere la natura cambiare forma e colori mi hanno fatto nascere il bisogno di raccontare una storia dalle mille sfaccettature, passando dall’autunno, con i suoi colori esplosivi e quelle nebbie che ti fanno catapultare in una vera e propria favola, all’inverno, dai colori quasi neutrali ma con quella magia che solo la neve sa trasmettere, dai grandi paesaggi, a volte difficili da fotografare, a delle immagini più personali più intime. E poi le notti insonni, le alzatacce di mattina presto, solo per avere quei pochi minuti di gloria. Ritengo che questo sia uno step fondamentale che ogni fotografo deve per forza affrontare se vuole emergere in questo mondo di fotografie ormai tutte uguali, dove sembra non esserci più la voglia di sfida e di ricerca di qualcosa di nuovo.

La zona che prediligo fotografare è quella di Filettino – Campo Staffi, perché qui puoi trovare fitte faggeta e allo stesso tempo paesaggi di alta quota, tutto situato a circa un’ora di auto da casa mia. Con questo voglio far capire alla maggior parte delle persone, che non serve andare in posti remoti per fare belle foto. A volte basta girare l’angolo di casa per trovare dei veri e propri paradisi.

Nel frattempo che il mio progetto va avanti, propongo una serie di scatti riguardanti le due stagioni più intense per un fotografo paesaggista: l’autunno e l’inverno. So che questo parco ha ancora molto da raccontare, io sarò pronto lì a farlo.

Chi è Simone Angelucci

Sono un giovanissimo fotografo di paesaggio. Ho iniziato ad appassionarmi alla fotografia di paesaggio vedendo le immagini di Fortunato Gatto sulla Scozia e di Vincenzo Mazza sulla piana di Campo Imperatore . Da quel momento ho lasciato stare qualsiasi altro tipo di genere fotografico per focalizzare tutta la mia attenzione a ritrarre ciò che madre natura ci ha regalato. Da un anno a questa parte ho intrapreso un progetto che mi sta portando un sacco di soddisfazioni a livello emotivo , oltre che a livello fotografico. Nello specifico sto cercando di far scoprire un nuovo lato del Parco Regionale dei Monti Simbruini (un parco dell’Appennino centrale) che nessuno mai pensava potesse esistere.

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