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FUTURO IN SALITA Alla scoperta del più raro canide al mondo.

Posted on 17 June 2013 by Nicola Destefano

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Con una popolazione stimata di circa 400 individui, il Lupo etiope (Canis simensis) è il canide più raro e minacciato sul pianeta. La perdita di habitat, le malattie, le persecuzioni da parte degli allevatori e l’ibridazione con i cani domestici rappresentano le principali minacce per la sopravvivenza di questo fragile predatore.

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Queste sono le premesse che mi spingono a dedicare parte del mio tempo ed energie a questa specie così rara e minacciata e a condividere il mio incontro in questo spazio. Quello con il Lupo è stato amore a prima vista, perché è una di quelle creature che sprigiona particolare magnetismo e trovo particolarmente affascinante, tanto che il desiderio di tornare in quella terra magnifica e poter godere di momenti magici e “persistenti”  è fortissimo e sarà presto appagato.

Sono numerosi i nomi che sono stati affibbiati nel corso degli ultimi decenni al nostro protagonista: Lupo del Simien o abissino, Volpe rossa o Sciacallo del Simien, etc. Questa varietà di nomi riflette e manifesta l’incertezza sulla posizione tassonomica che gli studiosi e i primi osservatori hanno espresso su questa specie.

Gli studi attuali testimoniano che il Lupo del Simien si sia evoluto da un antenato molto vicino a noi. Si tratta del Lupo grigio che a fronte di molta ostilità e non poca “fatica” ha ricolonizzato buona parte dell’Italia continentale. Quest’ultimo avrebbe attraversato il Nord Africa circa 100.000 anni fa quando quest’area era molto simile alla tundra eurasiatica e si sarebbe insediato in questa parte del continente. Qui è rimasto isolato negli altipiani del Corno d’Africa a causa dell’innalzamento delle temperature e della sua specializzazione predatoria.

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Le sole sette popolazioni residue sono sempre più isolate e sotto intensa pressione antropica. Le sottospecie di Lupo sono due, la nominale presente a nord della Rift Valley e la ssp citernii a sud della stessa.

Nel sud del paese vive la popolazione più numerosa, circa 250 individui residenti (oltre la metà della popolazione totale) all’interno del Parco Nazionale dei Monti Bale, che è a pieno titolo il miglior luogo al mondo per poter vedere e osservare il Lupo etiope. Qui ho realizzato le immagini che fanno parte di questo servizio e proprio qui mi appresto a tornare nell’autunno del 2013. Questa è la più grande area di ambiente afroalpino del continente africano, con oltre 4.000 kmqche si sviluppano al di sopra dei 3.000 e fino ai 4.500 metri di altitudine e per quanto possa sembrare strano il paesaggio e gli ambienti che si incontrano mi fanno sentire come a casa, perché la somiglianza con quelli dell’arco alpino da me frequentati sin dall’infanzia è inaspettatamente tangibile, addirittura “folgorante”. Il tutto condito dalla presenza di una certa esoticità che fa apprezzare le differenze. L’ecosistema afroalpino delle Bale Mountains è infatti caratterizzato dalla presenza di numerose specie endemiche e altamente specializzate tra le quali decine di mammiferi e uccelli e oltre un centinaio di piante.

La conservazione delle specie delle highlands etiopi -in particolar modo di quelle endemiche- e la corretta gestione territorio, quindi del lupo e delle sue prede, sono fondamentali per la sopravvivenza di tutto l’ecosistema degli altipiani. Il turismo responsabile, anche quello fotografico nello specifico, è uno dei mezzi (ben rodati altrove) che, se usati in modo proficuo, possono rappresentare delle risorse molto utili alla tutela di questa specie.

Abitudini alimentari e comportamento sociale

 

Il Lupo etiope è un canide di medie dimensioni dall’aspetto molto simile al Coyote, zampe lunghe e muso affusolato. La corta e folta pelliccia lo protegge da temperature che raggiungono i -15°C nella stagione più fredda.

La dentatura è adatta alla sua particolarissima dieta, i denti sono piccoli e spaziati fra di loro. I lupi delle Montagne Bale si nutrono quasi esclusivamente di roditori che rappresentano il 96% delle prede, integrando sporadicamente la loro dieta con uccelli, uova e iraci.

A causa della loro alimentazione i lupi sono più attivi durante il giorno, perché devono sincronizzare la loro attività venatoria con la disponibilità delle prede e questo li rende anche molto più facili da contattare e fotografare rispetto al suo più stretto e diffidente parente che vive nel nostro paese. La tecnica di caccia più comune è costituita dal progressivo avvicinamento alla tana del malcapitato roditore: il lupo si acquatta sul terreno effettuando rapidi spostamenti verso l’apertura della tana, quasi strisciando sul terreno, e con un balzo sorprende la preda fuori dalla tana. A volte sfonda le difese offerte dalla stessa tuffandosi letteralmente dentro questa o scavando rapidamente alla ricerca del suo pasto.

È un cacciatore solitario e questo lo distingue dalla maggior parte dei grandi carnivori sociali che cacciano in modo cooperativo, sebbene sia stato osservato cacciare in branco, inseguendo e uccidendo giovani Nyala di montagna, Saltarupi e cuccioli di animali da pascolo.

il_pasto

Le femmine dominanti partoriscono una volta l’anno e danno alla luce cucciolate costituite da 2-6 individui. La gestazione dura due mesi e il parto avviene in una tana scavata nel terreno o all’interno di un anfratto roccioso. Sui Monti Bale la stagione degli amori va da agosto a novembre. Il periodo recettivo delle femmine si concentra in un paio di settimane e la fase di corteggiamento è breve, mentre gli accoppiamenti sono frequenti e hanno luogo per 3-5 giorni. Il maggior numero dei parti avviene tra fine ottobre e dicembre. I cuccioli vengono al mondo con occhi chiusi e sprovvisti di denti e le prime uscite al di fuori della tana avvengono dopo le prime 3 settimane di vita.

Le femmine subordinate assistono la dominante nell’allattamento dei cuccioli, ma tutti i membri del branco partecipano attivamente al loro allevamento, rigurgitando o portando prede e facendo da guardia per gli eventuali predatori.

L’aspetto adulto e la maturità sessuale sono raggiunti al secondo anno di età e in questa fase della vita le femmine abbandonano il branco disperdendosi in cerca di nuovi territori e nuovi branchi in grado di accoglierle.

A causa delle abitudini alimentari e sociali la popolazione di questi lupi non è mai stata numerosa e proprio per questi motivi, a partire dai (soli) anni ’60 del secolo scorso, l’attenzione internazionale è stata portata alla conoscenza di questa specie ad alto rischio di estinzione e negli anni ’80 è iniziato un progetto di ricerca per valutare correttamente quali siano le esigenze reali per la sua conservazione.

**Con questo articolo si è voluto portare alla conoscenza dei lettori questa elegante e fragile, poco conosciuta e forse un po’ dimenticata rarità.

Chi è Nicola Destefano

Nato a Torino, dopo aver svolto diverse professioni -l’ultima delle quali lo ha visto art director in una grande agenzia di advertising per quasi un decennio e consulente in altre realtà- da alcuni anni svolge professionalmente l’attività di fotografo e in particolare quella di Fotografo Naturalista. L'entusiasmo che accompagna l'unione delle sue grandi ed eterne passioni (Natura e Fotografia) è seguito da studio, interesse e dedizione. La sua attività si svolge non solo in Italia, ma in buona parte d’Europa e Africa. Collabora con alcuni editori, riviste del settore ed enti privati e pubblici, organizza workshop, viaggi e corsi fotografici. Ha vinto alcuni premi in concorsi nazionali ed internazionali ed è presidente di un’associazione fotonaturalistica.

3 Comments For This Post

  1. Salvo Orlando Says:

    Articolo interessantissimo, davvero un bel documento sul lupo etiope. Complimenti anche per le splendide immagini ambientate!

  2. Sandra Says:

    Molto interessante…sono abbonata all’edizione cartacea…complimenti per divulgare questi documenti…solo se si conosce la natura, si impara a rispettarla!

  3. Nicola Says:

    Grazie Salvo.
    Grazie Sandra. Concordo con te, credo che per rispettare, amare, “comprendere” qualcosa (o qualcuno) sia indispensabile conoscerla. La conoscenza può avere sfumature e livelli vari e passa necessariamente attraverso la curiosità, l’interesse, l’approfondimento e via di seguito.
    Mi fa piacere ti sia piaciuto.

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