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Etiopia – La culla della biodiversità

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L’Etiopia, solo per il fatto di non ospitare in quantità i grandi rappresentanti tipici della fauna africana, viene vista principalmente come una meta puramente storica; invece questo paese può essere considerato un “HOT SPOT” per la biodiversità, culla di decine di specie endemiche che nei vari ambienti, da quello afro-alpino delle montagne fino alle savane punteggiate di acacie si sono adattate, diversificandosi. L’Etiopia è un’altro pezzo d’Africa tutto da scoprire dal punto di vista naturalistico, consigliata a chi vuole lasciarsi incantare dalla natura.

Finiti gli ultimi preparativi, chiuso lo zaino, a fatica, inizia un’altro viaggio alla scoperta del continente africano che regala ai miei occhi un nuovo paradiso: l’Etiopia.
       Roma, raggiungo Milano per arrivare ad Addis Abeba via Istanbul: un lungo viaggio per scoprire un nuovo pezzo d’Africa, l’Africa che stupisce, regala, riempie; dove lo spirito e il corpo tornano a casa. Appena atterrato, il tempo di un caffè, si raggiunge la prima tappa, Debre Libanos per incontrare e fotografare i gelada (Theropithecus gelada). Questi primati endemici delle montagne etiopi vivono formando branchi di decine di esemplari con un capo un maschio dominante; ne esistono due sottospecie quella del nord che abita le montagne del Simien e quella del sud che ho fotografato che vive nelle montagne intorno a Debre Libanos, la prima si distingue dalla seconda per il mantello molto più folto e dalle dimensioni maggiori. Si passa la notte all’Ethio German Park Hotel, gestito da una signora tedesca, questo lodge è composto da una decina di camere rustiche ed essenziali, immerse in un bosco di eucalipti con lo sfondo della splendida Rift Valley. La mattina seguente la passo ad osservare i gelada riuscendo ad avvicinarmi molto fino a qualche metro, anche se il capo branco mi fa notare emettendo dei grugniti e sbadigliando, mettendo in mostra i suoi canini, lunghi una decina di centimetri, di prestare attenzione; e’ splendido vedere il maschio che osserva il suo branco, standosene abbarbicato sulla rocce a strapiombo, mentre il vento scompiglia il suo folto mantello.

        Di fronte al resort, la Rift Valley ospita numerose specie di rapaci e avvoltoi, li si vede volteggiare sfruttando le correnti ascensionali che si formano nella vallata, si possono osservare il gipeto, il grifone dorso bianco, il nibbio becco giallo, l’avvoltoio orecchiuto, e nei giardini circostanti grandi piante offrono il loro nettare alle iridescenti nettarine, in particolare la nettarina di Tacazze (Nectarinia tacazze). I nibbi, in particolare, volteggiano spesso sopra il lodge e volano basso sopra la mia testa, mentre sotto i tetti di paglia del resort ci sono i fringuelli di fuoco, che come si evince dal nome questi passeriformi ha le piume di color rosso vivace, (Lagonosticta rufuspicta) costruiscono i loro nidi.

Dopo pranzo è ora di rimettersi in viaggio, il pulmino va veloce mi aspettano cinque ore di strada per raggiungere il lago Zway, la musica tradizionale etiope, in sottofondo accompagna lo scorrere del tempo. Il lago, messo a confronto con gli altri bacini etiopici, non è molto grande ma ospita molte varietà di uccelli e il giro in barca mi permette di scoprirle. Il lago e le paludi circostanti ospitano centinaia di pellicani, cormorani, marangoni, le eleganti spatole africane, e altre decine di specie di avifauna. Il giro in barca lungo le coste del lago, mi fa scoprire l’unico rappresentante della grande fauna africana, l’ippopotamo, ne avvisto due nascosti nei canneti; questo mammifero sia per la pressione demografica che per la caccia sta diventando sempre più raro in Etiopia.

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Sulla strada che porta al Bale National Park, sotto una pioggia leggera, gli incontri non mancano, si avvistano i comunissimi facoceri, il raro ed endemico rallo di Rouget (Rougetius rougetii) e non per ultimo il serval, incontrarne prima uno e poi una coppia in pochi chilometri e’ stato davvero emozionante. Passo la notte nell’unica guesthouse del parco, immersa nella foresta, vicino la città di Dinsho. La mattina si parte alla scoperta di questa porzione di parco, la nebbia avvolge tutto, i sentieri e la pioggia battente della notte non rendono agevole il passo. Creato nel 1970 il Parco Nazionale dei Monti di Bale e’ situato nell’Etiopia sudorientale, nella regione di Oromia. Con i suoi 2200 chilometri quadrati il parco più di ogni altro in Etiopia e’ rinomato per gli animali che lo popolano, la fauna per la maggior parte endemica del paese annovera in particolare il nyala di montagna (Tragelaphus buxtoni) e il raro e sfuggente tragelafo di Menelik (Tragelaphus scriptus meneliki), gli altri animali incontrati sono facoceri, redunche bohor e i chiassosi corvi beccogrosso.

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Nei prossimi giorni raggiungo il Sanetti Plateau alla ricerca del lupe etiope, cande endemico dell’Etiopia. I pochi visitatori che raggiungono l’altopiano di Sanetti si trovano di fronte ad un’ambiente primordiale, dominato principalmente da vegetazione bassa, eccezion fatta per la presenza della lobelia gigante (Lobelia rhyncopetalum) che può sfiorare i tre metri d’altezza. Con i suoi 4.000 metri d’altezza l’altopiano racchiude e protegge decine di specie animali e vegetali endemiche. I giorni passati sul pianoro di Sanetti rimarranno, ahimè, indimenticabili soprattutto per l’aspetto meteo; infatti nonostante il periodo che va da novembre a marzo sia l’ideale per scoprire queste montagne ricche di endemismi, la nebbia, la pioggia e addirittura la ne è scandiscono i giorni rendendo quasi impossibile la scoperta di questo luogo, se non per un paio d’ore di tregua che mi permettono di osservare alcune specie animali quale, la lepre di Starck (Lepus starcki), la pavoncella petto macchiato (Vanellus melanocephalus) e l’oca aliceleste (Cyanochen cyanopterus). Qui il lupo etiope, già avvistato lungo la strada che porta al campo, mi degna della sua presenza facendosi scorgere dalle finestre del rifugio dei ricercatori dell’Ethiopian Wolf Conservation Program (EWCP). Questa struttura, unica nel parco, mi aiuta a passare le notti gelide altrimenti impossibili da passare intenda come d programma.
              

Gli sparuti visitatori che raggiungono l’altopiano di Sanetti hanno come obiettivo quello di vedere, osservare e fotografare il raro e minacciato lupo etiope che conta ad oggi circa cinquecento esemplari, di cui solo duecentocinquanta-trecento in quest’area. Le principali minacce per questo predatore sono l’ibridazione con i cani domestici, la crescita demografica spinge sempre di più la popolazione a raggiungere quote sempre maggiori, anche 3.000-3.500 metri, per le coltivazioni e per le mandrie di bovini; ho visto personalmente pascolare zebù a 4.000 metri, a ridosso del centro dei ricercatori, proprio nel cuore del territorio occupato dal lupo etiope. Questo carnivoro si nutre principalmente di roditori che in queste zone si sono diversificati in decine di specie, infatti quest’ultimi si possono avvistare facilmente mentre fanno capolino dalle loro tane labirintiche che sono ovunque nel pianoro. In particolare qui abita il ratto talpa gigante (Tachyoryctes macrocephalus) endemico delle Bale Mountains che può raggiungere i quaranta centimetri di lunghezza.

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La mattina del terzo giorno si ricaricano i bagagli e l’attrezzatura tra mille difficoltà, non per ultimo il pulmino impantanato nel terreno pregno d’acqua. Si parte per la città di  Goba, tappa di mezzo per arrivare al lago Awasa dove passerò gli ultimi giorni. Lungo la strada incontro un gruppo di babbuini verdi (Papio anubis), immersi nel candido elicriso, che si nutrono sui bordi della via; si lasciano fotografare comodamente senza molte paure con i loro sguardi attenti e incuriositi, aggiungendo un’altro tassello di emozioni a questo viaggio. Questo lago situato lungo la Rift Valley racchiude in se’ una quantità innumerevole di specie di uccelli, che spaziano dal nibbio bruno e beccogiallo al marabù, dall’aquila pescatrice africana alle varie specie di ardeidi e limicoli; inoltre, a riprova dell’abbondanza di avifauna in questo lago, ho potuto osservare e fotografare ben tre specie di martin pescatore: il bianco e nero (Ceryle rudis), il malachite (Alcedo cristata) e il woodland (Halcyon senegalensis). Nei boschi che costeggiano il lago le sorprese non mancano, con la presenza dei cercopitechi grigioverdi (Chlorocebus aethiops), dei colobi guereza (Colobus guereza) e dei buceri dalle guance argentate (Bycanistes brevis).

        Un ricordo indelebile, è stato osservare i guereza svolgere le loro attività giornaliere in tutta tranquillità senza curarsi della presenza umana; vederli mangiare e addirittura allattare i piccoli mi lascia incredulo, stupito, emozionato.

     Il giro in barca intorno al lago permette di scoprire altre specie quali cormorani, marangoni e varani del Nilo; quest’ultimi comodamente sdraiati al sole aspettano, che le uova o i pulli della varie specie di uccelli che nidificano sopra gli alberi, gli cadano tra le fauci. Inoltre tutte le mattine sulle sponde del lago inizia il mercato del pesce, i pescatori dopo la pesca notturna si riuniscono per vendere il pesce e sistemare le reti; tutt’intorno alle barche e nei dintorni si riempie di vita la gente inizia a vendere, cucinare e mangiare il pescato. Gli uccelli, in particolare marabù e nibbi, più opportunisti si preparano a raccogliere gli scarti della preparazione, mentre dagli alberi attorno le aquile urlatrici con i loro versi ricordano a tutti che le signore del lago sono loro.

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 I giorni passati sul lago e la temperatura più mite, ritemprano lo spirito messo a dura prova sul Sanetti Plateau ma sanciscono anche la fine di questa avventura africana. Sono le ultime ore del mio viaggio, sul pulmino, attraverso le caotiche cittadine incontrate lungo la strada e il traffico infernale di Addis Abeba; raggiungo l’aeroporto per il volo di rientro in Italia.

Chi è Marco Marchioni

La fotografia naturalistica è la mia passione, la mia libertà, la mia voglia di scoprire il mondo, con discrezione per rispetto, ed è forse l'unico modo di dare un senso a questa parola: RISPETTO. Nel mondo della natura tutto è meraviglia, stupore, basta rimanerla ad osservare per scoprire un mondo di forme, colori, vita. Mi piace fondermi con essa per poterla raccontare. Fotografare, per me, è cogliere l’attimo.

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